Prima di
essere un termine della teoria musicale,
abbellimento è un vocabolo di
uso più generale e largo.
Questa duplicità la ritroviamo nelle corrispondenti parole di
molte lingue europee come il:
francese agrèment - inglese
ornament - tedesca
verzierung - spagnola
adorno.
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I dizionari di lingua e
quelli delle lingue citate, nel definire il vocabolo
abbellimento sottolineano le funzioni integrative,
esornative, anche solo "apparenti e fittizie" (Palazzi) che
essi hanno: qualcosa, quindi, di cui si potrebbe fare a
meno.
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Questa eccezione
riduttiva non si può estendere alla definizione di
abbellimento quale elemento o aspetto del discorso
melodico.
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Carlo Filippo Emanuele Bach,
figlio di Giovanni Sebastiano è autore di un
fondamentale trattato sugli strumenti a testiera
(Berlino 1753), egli attribuiva agli abbellimenti molte
importanti funzioni:
"... collegano le note cui
conferiscono vivacità, forza, grazia e particolare
rilievo accentuandole, cosi da stimolare l'attenzione.
Apportano sempre un valido contributo di chiarimento al
significato di ogni pezzo sia esso triste o gaio ecc.
offrendo occasione di materia per una buona esecuzione".
E
concludeva con questa affermazione:
"La loro presenza può migliorare composizioni mediocri
mentre la loro assenza può rendere vuota e banale la più
bella melodia, e oscuro il contenuto più chiaro".
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All'epoca in cui
Carlo Filippo Emanuele Bach scriveva il suo trattato le
composizioni musicali comportavano un numero molto alto di abbellimenti (lo vedremo nelle prossime pagine), il
fatto che nei periodi successivi l'impiego degli
abbellimenti sia notevolmente ridotto non toglie nulla
all'opera di C. F. E. Bach.
Gli abbellimenti
musicali infatti nel discorso musicale hanno quasi
sempre una funzione subordinata, e quasi mai nulla di
"apparente o fittizio". |
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